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L’indagine dattiloscopica è finalizzata all’identificazione personale mediante l’esame e la comparazione di impronte digitali e palmari, repertate in forma visibile, plastica o latente, con campioni di riferimento di origine certa.
L’accertamento si fonda sull’analisi delle creste papillari e dei relativi dettagli identificativi, caratterizzati da elevata stabilità morfologica e capacità discriminante.
La comparazione non consiste in una semplice valutazione visiva, ma in un procedimento tecnico volto a stabilire se le caratteristiche della traccia ignota siano compatibili con quelle dell’impronta nota e se le eventuali differenze possano essere spiegate dalle modalità di deposito, dalla natura del supporto o dalle condizioni di acquisizione.
La prima fase riguarda la verifica dell’idoneità tecnica della traccia alla comparazione.
Vengono esaminati l'estensione dell’area papillare rappresentata, la nitidezza e continuità delle creste, il contrasto rispetto al supporto, la presenza di sovrapposizioni, distorsioni o interferenze, la qualità e quantità dei dettagli, le condizioni di repertamento, lo sviluppo e l'acquisizione fotografica, le caratteristiche fisiche del supporto.
La traccia può risultare completa, parziale, frammentaria, deformata o scarsamente leggibile. La sua utilizzabilità non dipende soltanto dal numero dei dettagli osservabili, ma anche dalla loro qualità, stabilità, distribuzione e reciproca relazione spaziale.
L’esame dattiloscopico considera differenti livelli informativi.
Il primo livello riguarda la configurazione generale del dermatoglifo e consente di classificare l’impronta nelle principali tipologie ad arco, ad ansa o a vortice, comprese le relative varianti.
Tale livello può permettere di individuare l’area anatomica rappresentata e di escludere configurazioni incompatibili, ma non è generalmente sufficiente, da solo, per una conclusione individualizzante.
Il secondo livello comprende le minuzie delle creste papillari, tra cui: terminazioni, biforcazioni, isole, uncini, ponti, laghi o occhielli, interruzioni, deviazioni e convergenze.
Le caratteristiche vengono valutate per posizione, orientamento, sequenza, distanza reciproca e collocazione nel disegno papillare complessivo.
Il terzo livello riguarda i dettagli più fini della struttura epidermica, osservabili soltanto in presenza di tracce e immagini di elevata qualità. Possono essere esaminati forma e margini delle creste, pori sudoripari, incipient ridges e microcaratteristiche locali.
La comparazione può essere condotta secondo il modello ACE-V:
Analysis: esame autonomo della traccia ignota e valutazione della sua idoneità;
Comparison: confronto sistematico con il campione noto;
Evaluation: formulazione della conclusione tecnica;
Verification: controllo indipendente da parte di un secondo esaminatore, quando previsto.
Durante la comparazione vengono individuati i punti di concordanza e le eventuali discordanze.
Le corrispondenze devono risultare coerenti per forma, posizione relativa, orientamento, sequenza e rapporti topologici.
Le differenze devono essere valutate distinguendo tra discordanze reali e incompatibili; deformazioni prodotte dalla pressione; effetti dovuti a scorrimento o rotazione; interruzioni causate dal supporto; perdita di dettaglio dovuta a sviluppo insufficiente; artefatti derivanti dall’esaltazione o dall’elaborazione digitale.
Il giudizio non può fondarsi sul solo conteggio numerico delle minuzie. Il valore comparativo dipende dalla qualità, distribuzione, rarità morfologica e reciproca relazione delle caratteristiche, nonché dall’assenza di discordanze non spiegabili.
L’attività dattiloscopica può comprendere la ricerca, lo sviluppo e l’esaltazione delle impronte latenti.
La metodologia viene selezionata in relazione alla natura e alla porosità del supporto, alle condizioni ambientali, al tempo trascorso dalla deposizione e alla possibile presenza di contaminanti.
Tra le principali tecniche rientrano:
polveri tradizionali, magnetiche o fluorescenti;
vapori di cianoacrilato per superfici non porose;
ninidrina e altri reagenti per amminoacidi;
DFO e 1,2-indanedione;
nitrato d’argento;
reagenti per componenti lipidiche;
coloranti fluorescenti;
sorgenti luminose forensi;
illuminazione radente, UV, visibile e infrarossa;
filtri ottici e spettrali;
elaborazioni digitali di contrasto e separazione cromatica.
La tecnica deve essere scelta secondo una sequenza compatibile con il supporto e con gli eventuali accertamenti successivi.
Un trattamento non appropriato può alterare la traccia, introdurre artefatti o compromettere ulteriori analisi.
Particolare attenzione deve essere riservata ai supporti ruvidi, porosi o irregolari, sui quali la superficie può produrre pseudo-minuzie, interruzioni artificiali o deformazioni del disegno papillare.
Le impronte devono essere documentate mediante immagini in scala, correttamente orientate e acquisite con parametri tecnici noti.
La documentazione deve rappresentare sia la traccia nel suo contesto sia i dettagli utilizzati nella comparazione, consentendo la verifica e la riproducibilità dell’esame.
Le elaborazioni digitali possono migliorare contrasto, luminosità e leggibilità, ma non devono creare dettagli inesistenti o modificare la struttura originaria delle creste.
Le procedure possono comprendere la regolazione dei livelli tonali; la conversione in scala di grigi; la separazione dei canali cromatici; l'applicazione controllata di filtri; la riduzione del rumore; l'aumento selettivo del contrasto; l'allineamento e sovrapposizione delle immagini comparative.
Ogni intervento deve essere tracciabile e riproducibile, conservando sempre l’immagine originale non elaborata.
L’aumento della nitidezza apparente non equivale necessariamente a un incremento dell’informazione reale presente nella traccia.
All’esito dell’esame, il consulente può formulare una conclusione di attribuzione, esclusione o inconclusività, in funzione della qualità del materiale e del valore delle caratteristiche osservate.
La conclusione deve derivare dall’intero processo analitico e non da una singola coincidenza.
Devono essere indicate le caratteristiche utilizzate, le eventuali limitazioni, le distorsioni ammesse, la qualità della traccia e il grado di supporto tecnico offerto dalle risultanze.
L’intero procedimento è svolto nel rispetto dei principi di indipendenza, trasparenza, tracciabilità, ripetibilità e controllo del rischio di errore, assicurando che ogni fase dell’indagine sia tecnicamente documentata e verificabile.

Garlasco impronta 33 Comparazione impronte digitali a Palermo

Garlasco: l'impronta 33 Comparazione impronte palmari a Pavia

Domande Frequenti
Che cos’è la dattiloscopia forense?
È la disciplina criminalistica che studia le impronte digitali e palmari per verificarne l’utilizzabilità a fini identificativi e procedere alla comparazione tra tracce e impronte di riferimento.
È possibile identificare una persona attraverso un’impronta digitale?
Sì, quando la traccia presenta caratteristiche qualitative e quantitative sufficienti. La valutazione considera il disegno papillare, le minuzie e le loro relazioni spaziali, oltre all’eventuale presenza di distorsioni o interferenze.
Come si esegue la comparazione dattiloscopica?
L’esame viene svolto secondo il processo ACE-V: analisi della traccia, comparazione con l’impronta di riferimento, valutazione delle risultanze e verifica indipendente.
È necessario un numero minimo di punti caratteristici?
Non esiste un numero universalmente valido. Il giudizio dipende dalla qualità complessiva della traccia, dalla rarità e distribuzione delle caratteristiche e dall’assenza di difformità non giustificabili.
Che cosa sono le impronte latenti?
Sono tracce papillari generalmente non visibili a occhio nudo, lasciate dal contatto delle dita o del palmo con una superficie. Possono essere rese visibili mediante tecniche fisiche, chimiche o ottiche.
È possibile esaminare impronte parziali o poco nitide?
Sì, ma la loro utilizzabilità dipende dalla quantità e dalla qualità delle informazioni conservate. Una traccia incompleta può consentire un’identificazione, un’esclusione oppure condurre a un esito inconclusivo.
Che cos’è l’esaltazione delle impronte digitali?
È l’insieme delle procedure impiegate per individuare e rendere visibili le tracce papillari latenti. La tecnica viene scelta in base al tipo di superficie, alle condizioni del reperto e alla natura presumibile del residuo.
Una fotografia dell’impronta è sufficiente per la comparazione?
Può esserlo se documenta la traccia con adeguata risoluzione, corretta scala metrica e sufficiente fedeltà. Quando possibile, è comunque preferibile esaminare il reperto originale e la documentazione relativa alle modalità di acquisizione ed esaltazione.
Che cos’è una ricerca AFIS?
È una ricerca automatizzata in una banca dati di impronte digitali o palmari. Il sistema individua possibili corrispondenze, che devono essere successivamente esaminate e validate da un esperto.
Quali esiti può avere l’accertamento dattiloscopico?
L’esame può condurre all’identificazione, all’esclusione oppure a un risultato inconclusivo quando gli elementi disponibili non consentono una valutazione sufficientemente affidabile.

Garlasco impronta 33 Dattiloscopia e comparazione di impronte digitali e palmari

Dattiloscopia a Palermo

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Garlasco impronta 33 Comparazione impronte digitali e palmari

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